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I
ritratti di Fulvia Mendini (Milano, 1966) possono essere definiti
senza errore icone contemporanee". Dalle icone russe e bizantine
hanno ereditato più di un elemento. Le icone erano di piccole
dimensioni, concepite per la devozione privata e per poter essere
trasportate. Erano realizzate su tavole di legno. La pittura delle
icone si basava su un canone preciso, su una fissità del disegno,
realizzato con modelli geometrici ripetuti. Anche la pittura di
Fulvia segue un rigido canone su cui esegue variazioni minime. I
personaggi si somigliano, ma sono diversi in tutto. L’incarnato di
ognuno ha sfumature leggermente diverse, così la forma delle
labbra o il colore degli occhi. Ma soprattutto quello che
differenzia l’uno dall’altro sono gli accessori, i vestiti, i
dettagli della moda, particolari che potrebbero sembrare futili,
ma invece contribuiscono a comunicare le diverse identità.
Meta suprema dell’arte è di cogliere l’essenza dell’apparenza.Alessandro
Morandotti, da Le minime di Morandotti
Charles Baudelaire, con i suoi libri, articoli e recensioni, ha
contribuito a creare il mito della modernità e a sottolineare
l’importanza di quel gruppo di artisti, in seguito definiti
"impressionisti", che smisero di dipingere Diana cacciatrice,
Venere e altri soggetti della mitologia del passato, e
cominciarono a dipingere il presente, la città, la moda, creando
una delle più importanti rivoluzioni dell’arte. In particolare in
"Il pittore della modernità", Baudelaire dimostra che ciò che
sembra effimero e frivolo è invece l’elemento più simbolico di
un’epoca, di una civiltà, della sua mentalità e del suo gusto. Il
trucco e la moda, considerati dagli intellettuali di allora
elementi artificiali, fasulli, simboli di degradazione sociale,
sono per Baudelaire il simbolo del bisogno umano di superare la
natura, il corpo, quindi profondi segni di civiltà.
Anche i personaggi di Fulvia Mendini mettono in scena la vita
moderna, gli stili e i gusti diversi per ognuno, ma
inevitabilmente contemporanei. Norman indossa una camicia gessata,
virilmente sbottonata. Jasper ha occhiali rettangolari e una polo
a righe: sembra un ragazzo perbene. Anastasia ha un vestitino a
fiori e due preziosi orecchini di corallo. Gastone è
elegantissimo, stravagante e un po’ antipatico. Mimosa è bionda,
regale, altezzosa e ha una collana a fiori con orecchini
coordinati. Peggy è tutta rosa, un po’ retrò, con un grande
cappello. E così via. Gli accessori e i vestiti non sono
inventati, per esempio la fascia che ha in testa Virginia è di
Missoni, originale degli anni ’70, come la maglia.
Le icone sono caratterizzate dalla calligrafia: la scrittura
conferisce all’icona la presenza spirituale dei personaggi
rappresentati. Così anche i quadri di Fulvia Mendini hanno dei
particolari calligrafici che fluttuano negli sfondi colorati, a
volte proprio delle lettere, altre delle immagini che formano
criptici rebus legati ai personaggi. Prima di dedicarsi al
ritratto Fulvia dipingeva fiori psichedelici e sensuali, che
avevano già qualcosa di antropomorfico, oltre ad avere la stessa
iconicità e colorazione vivace e eccessiva dei ritratti. Come i
fiori formavano un erbario di fiori inesistenti, così i suoi
personaggi costituiscono un inventario antropologico e sociologico
di persone che non esistono eppure hanno qualcosa di familiare. Un
"archivio" che risente della decorazione tradizionale, dalle
miniature indiane al mosaico arabo, così come della grafica,
dell’illustrazione, della lezione dell’arte contemporanea, da Jeff
Koons a Julian Opie, a quella della storia dell’arte, da
Modigliani a Georgia O’Keefe.
L’ultima serie di lavori di Francesco Totaro (Messina, 1961), i
Doppi/fluidi, è composta di stratificazioni in cui pennellate di
pittura gestuale e materica si sovrappongono a ritratti
fotografici, come a includere il movimento e, allo stesso tempo,
l’aura e l’emotività. Il dato reale, in questo caso le fotografie,
è occultato, si trova a stento in una specie di gioco a
nascondino.
Artista è soltanto chi sa fare della soluzione un enigma. Karl
Kraus da Detti e contraddetti
Totaro ha sempre evitato la scelta di un mezzo privilegiato e
quando usa una tecnica sembra negarne la concezione tradizionale.
Nei Doppi/fluidi il primo strato è composto da fotografie digitali
di giovani, presumibilmente amici dell’artista, il che può far
includere Francesco Totaro nella corrente narrativa e
autobiografica dell’arte contemporanea, da Alex Katz a Nan Goldin,
per fare solo due nomi. Le immagini negano la fissità e la
nitidezza della fotografia. Non c’è interesse per la riuscita
formale: "al contrario per lui la foto è un mezzo, non un fine, un
supporto di cui provare la resistenza fiaccandola, un foglio di
carta da impressionare irregolarmente e con un certo margine di
improvvisazione", come scriveva Luca Beatrice a proposito di un
altro lavoro dell’artista. La memoria, il tempo e il caso entrano
a far parte dell’opera che sembra in parte essersi fatta da sola.
Le macchie, le pennellate e le colature che mimetizzano l’immagine
hanno un qualcosa di organico, a volte ricordano bulbi e semi,
altre volte esplosioni. Lo spazio del ritratto diventa spazio
dell’interiorità, del sogno e ciò che è ritratto è l’invisibile,
lo strato più nascosto dell’anima di Totaro, poiché ogni ritratto
è in realtà un autoritratto. Il lavoro di Totaro è dominato
dall’ambiguità e dal mistero. I ritratti, che sono il doppio della
persona ritratta, diventano fluidi. La calda manualità della
pittura e la freddezza della tecnologia creano un’altra
opposizione, che a sua volta simboleggia le opposizioni e le
contraddizioni della realtà.
I due esempi in mostra, nella loro diversità, sono indicativi di
più fattori dell’arte contemporanea. Innanzi tutto si basano sulla
de-costruzione, sulla de-figurazione dell’immagine e del corpo.
Quello che li accomuna non è solo la scelta di un genere, ma è
l’importanza attribuita da entrambi alla sintesi, che ricercano
l’una con una forte pulizia grafica e rigore geometrico, l’altro
con sfocature e mancanza di nitidezza. E soprattutto Fulvia
Mendini e Francesco Totaro sono i portavoce della spiritualità
contemporanea, che ha sostituito la religione e le false certezze
con la poesia e il dubbio.
Norma Mangione
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