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taste my love

quattro brevi storie per francesco totaro

dal 27 aprile al 8 giugno 2002

Taste my love1 - e la fotografia

Nella comune accezione critica dei nostri anni la fotografia e' il mezzo piu' adatto a rappresentare la realta'. Frammenti di vita quotidiana, storie brevi e impalpabili, stanze chiuse, la foto cattura la sensazione di un attimo per restituirla come un momento di eternita'. la foto assomiglia alle persone, li pedina nei loro spostamenti. A Francesco Totaro non interessa la resa formale o contenutistica dello strumento. Al contrario di molti, per lui la foto e' un mezzo non un fine, un supporto di cui provare la resistenza, fiaccandola, un foglio di carta da impressionare irregolarmente e con un certo margine di improvvisazione. Utilizza lo sfocato, si nutre dell'errore, sopporta macchie abrasioni e cancellature. tutto cio' lo allontana dalla fotografia canonica e dallo stile ricorrente. Il bianco e nero di Totaro non ha nulla di nostalgico ne' di malinconico, ma costituisce di fatto la base, il supporto, per una serie di interventi - riflessioni. Se si volesse tracciare una linea di discendenza direi, che Francesco intende la fotografia con lo spirito di Man Ray, che alcune soluzioni formali ricordano gli Starn Twins (molto noti a New York negli anni '80) e che e' evidente la sua differenza estetica dalle ricerche italiane degli ultimi anni, fatta salva quella di Monica Carocci. Francesco scrive: fotografia come pretesto per una ricerca sulla materia e sulla dimensione tattile dell'opera.

2 - e la scultura

Tanto la fotografia appare fredda, meccanica, indissolubilmente legata al concetto di modernita', espressione dell'immagine nel Novecento, altrettanto l'idea di scultura corrisponde a manipolazione della materia, elogio della forma, atto e gesto sovrano, unico e irripetibile. Molto interessante e' cio' che Totaro pensa della scultura - elemento simbiotico della fotografia, soggetto/oggetto - e il ruolo che ad essa fa giocare nel suo progetto di opera. C'e' infatti una netta contraddizione tra il soggetto scultura, scultura rappresentata - le masse corporee umane colte nel loro aspetto piu' tattile, muscolare, anche tradizionale con spunti che vanno da Rodin a Muybridge passando per Bacon, il frammento fotografico del corpo maschile "bello" che si eleva trionfalmente a scultura - e l'oggetto scultura che si inscrive non solo nella poetica dell'objet trouve' ma anzi assume i tratti dell'effimero, del precario, dell'incerto, dell'esistenzialmente corroso. Un piccolo fil di ferro manipolato e piegato come in un gioco, accompagna l'immagine fotografica rivelandone, a tutti gli effetti, il suo esatto contrario. E' una scultura antidogmatica, che ha perduto sicurezza nei propri mezzi che rinuncia alla dialettica con lo spazio, fatta di vuoto e di sospiri.

3 - e la pittura

Torniamo ancora sulle stampe fotografiche e su quel particolare stile di Totaro che non tarderei a definire pittorico (o meglio pittoricista). Come si e' detto, Francesco e' solito invadere la superficie di segni e interventi piuttosto netti e solo parzialmente controllabili. Interviene sulle stampe con resine e acrilici distribuiti a macchie, colature, graffi. La manualita' e l'unicita' di ciascuna opera (ulteriori contraddizioni rispetto alla serialita' implicita della fotografia) e' data dall'apporto di colore, la pennellata, e la sua successiva asportazione, il graffio o l'abrasione. E' questo indubbiamente uno dei modi piu' originali di far interagire pittura e fotografia, anche in tal caso con partenze lontane (e' proponibile ad esempio una rilettura di Kiefer ma alleggerito dal peso della storia e della retorica pangermanica). In realta' il mescolare continuamente le carte sottraendo le cose dal loro ambito piu' normale e rassicurante, implica un'idea dell'arte estremamente fluida, senza pregiudizi e priva di barriere.

4 - e il cinema

Le quattro opere piu' recenti di Francesco Totaro compiono una virata aniconica e sostituiscono ai corpi umani altrettante scritte, pur mantenendo l'abbinamento con le sculture. I titoli di questi lavori - Taste my love, Superstar, Two big ones, I want more - derivano da fotogrammi di un film hardcore gay realizzato in Francia nei primi anni ottanta (1). All'ambiguita' semantica pittura-scultura-fotografia si aggiunge l'ulteriore segno del cinema, utilizzato non in quanto citazione ma per la forza penetrativa del suo linguaggio. Totaro si rivolge al cinema con uno spirito analogo a quello di Ed Ruscha - sono molto noti quadri, disegni e multipli dell'artista americano ispirati alle scritte, alle pubblicita', ai titoli di testa o di coda delle pellicole - ovvero il cinema come universo di segni e di riferimenti comuni. Queste foto, collegabili per certi versi anche a Jack Pierson, completano l'ultimo tratto del depistamento semantico nella mostra di Totaro. Qui il desiderio dal corpo si trasferisce nella memoria. Memoria affidata al tasto del rewind del videoregistratore che ci riporta indietro nel tempo, a recuperare impalpabili emozioni che sembravano perdute.

nota
1) The brothers, the dimension Collection pt.2, Falcon Studios (distribuzione Laguna Pacific Ltd, USA)

 

Luca Beatrice


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