Home  |  Storia  |  Eventi in corso  |  Artisti  |  Mostre online  |  Informazioni


leonardo greco stand by me stagioni diverse

curriculum

Con te nella notte 

“Coloro che scorgono bei significati
nelle cose belle sono persone colte.
Per loro c’è speranza”.
(Oscar Wilde)

Osservare il mondo da una diversa angolazione, lontano dai micidiali meccanismi della metropoli. Riscoprire il ritmo del tempo, il lento fluire delle stagioni. Contare le primavere sul volto dei vecchi, vederle sbocciare sulla pelle dei bambini. Accorgersi, dopo tutto, che vi è ancora un cielo stellato, una notte illuminata dal mistero del mondo.

Si può essere tanto ingenui e tanto saggi insieme?

Leonardo Greco vive in un piccolo paese di provincia, uno di quei posti in cui la gente si saluta per strada, tutti si conoscono, e le ore sono scandite dalle campane di una chiesa. Uno di quei posti – chi non ne conosce? – in cui vecchi e giovani ancora si parlano, in cui si raccontano, insieme alle fiabe, le vecchie storie di guerra o le memorabili avventure dello scemo del villaggio. Uno di quei posti, però, che è collegato al resto del mondo dalla Tv e da internet, dalla posta elettronica e dalla fibra ottica. Insomma, un posto come tanti altri, dove passato e futuro si passano il testimone, e a brillare, oltre i monitor dei PC e le luci al neon, sono anche le stelle, quelle che a Milano si vedono si e no cinque giorni all’anno.

Qui, in quello che non è un posto fuori dal mondo, ma una provincia qualunque, Leonardo Greco dipinge, con uno stile fluido e denso di riferimenti poetici, volti di vecchi e bambini, paesaggi notturni, case immerse nella luce languida della sera, alberghi ed hotel dalle insegne illuminate, che squarciano il buio morbido della notte. E poi baci, di quelli struggenti e intensi, che solo l’adolescenza sa regalarci, dove il candore si mescola ad un erotismo potente, sorgivo, che accompagna la scoperta del mistero dell’amore.

In queste visioni, innocenti ed inquietanti, il canto delle cicale si frappone al ritmo martellante della gioventù, la poesia – non ancora cinicamente bistrattata – diventa contrappunto pittorico.

Leonardo Greco dipinge e scrive il mistero sulla tela, come in una sorta di racconto ininterrotto, come in un film immaginifico, partorito da una fantasia febbrile. Ad ogni immagine si accompagna il crittogramma lirico di un frasario illeggibile, il calligrafico storyboard di una narrazione che fluisce come la linea di un cardiogramma fantastico.

Nelle sue tele, l’artista mescola le più diverse suggestioni, trasferendo ora le sue passioni musicali e cinematografiche, ora le sue osservazioni quotidiane e le sue riflessioni in uno strano amalgama, dove, smarrito ogni riferimento diretto, non resta che il segno distintivo di uno stile personalissimo. Uno stile che rievoca da un lato l’idealismo pittorico di Odilon Redon e Puvis de Chavannes e dall’altro la fluida mobilità delle animazioni pittoriche di Toccafondo. Di più, uno stile che innesta sul tessuto nostalgico e simbolico della poetica pascoliana, le visioni oniriche e notturne di David Lynch e quelle, ancor più inquiete, di Stephen King.

Come nella splendida trasposizione cinematografica di Stand by me, uno dei più riusciti racconti del Maestro del brivido, Leonardo Greco cattura, con la sua pittura, lo spirito iniziatico dell’adolescenza, quel delicato transito dall’infanzia all’età adulta, sempre foriero di nuove e sconvolgenti scoperte. Come nelle sequenze dei film di Lynch, da Velluto Blu a Twin Peaks, Leonardo Greco mescola la quieta e felice esistenza della provincia alla sottile inquietudine che essa nasconde, adombrando misteri e segreti che riecheggiano nelle trame di un paesaggio evocativo, fatto di caseggiati isolati in mezzo ai campi e grandi alberghi che spuntano al termine della notte, ma anche di gruppi di donne, vecchi e infanti che passeggiano silenziosi, sormontati da arcobaleni naive, che sembrano usciti dai fantasiosi disegni degli alienati mentali o dei bambini di una scuola materna.

Leonardo Greco ha scelto di vivere nella provincia per guardare la realtà con maggiore distacco, per cogliere le dissonanze del presente attraverso una sospensione temporale che ammanta le forme delle cose di contorni indefiniti, fluidi, come in una sorta di sogno vigile. Diversamente da David Lynch o da Stephen King tuttavia, la visione di Leonardo Greco non si sofferma su particolari morbosi e raccapriccianti. L’artista, infatti, non si compiace di mostrarci i retroscena torbidi, le interiora fetide della provincia, ma preferisce suggerire il mistero per quello che è. Leonardo Greco, come i simbolisti francesi e belgi della fine dell’Ottocento, suggerisce l’esistenza di una realtà “altra”, di una dimensione nascosta dietro l’apparenza delle cose, celata allo sguardo prosaico della contemporaneità.

La magia traspare ovunque nelle tele dell’artista, nella visione metafisica di due cavalli a dondolo, che spiccano come sanguinanti ferite nel verdeggiare di un prato, come negli appassionati baci, che esplodono dolcissimi dopo un’estenuante attesa; nei casolari che appaiono e scompaiono per effetto dei lampi in lontananza – “la terra ansante, livida, in sussulto” -  come nei morbidi ritratti femminili, soffusi di rossore candido sul bianco latteo del viso.

Nei dipinti di Leonardo Greco sembra che il silenzio si alterni al suono di una musica minima, di una carola infantile, di una manciata di note che, abilmente composte, suonano come le Gymnopédies di Érik Satie.

E non è un caso, infatti, che proprio il famoso brano dell’eccentrico compositore francese, faccia da colonna sonora a Con te nella notte (2005), delicato contributo video al lirismo della produzione disegnativa e poetica di Leonardo Greco.

In questa sequenza di disegni, eseguiti su una lavagna magnetica per bambini, l’artista gioca ancor più scopertamente sul terreno di un’arte lirica e visionaria, dove dipana, con un montaggio semplice quanto efficace, brevi flash narrativi.

“Sotto un cielo diverso, fuori del tempo”, appaiono, come in un sogno autunnale, le immagini tipiche della sua pittura, per una volta “animate” attraverso il potenziamento della caratteristica mobilità del suo segno. Nei ritratti, le espressioni mutano per effetto di successivi interventi sulla struttura a nido d’ape della lavagna. Le espressioni, prima imbronciate, liberano timidi sorrisi. I baci, come in un rallenty in bianco e nero, ci restituiscono l’intimo calore delle effusioni amorose. I caseggiati si animano di nuova vita, le luci si accendono, ad animare la vita domestica, quando scendono le ombre della sera. Ogni sketch, ogni piccola storia è inframmezzata dai versi di una laconica poesia, che ci catapulta in una realtà sospesa, in un paesaggio innevato di suoni attutiti, come in certi racconti di James Joyce o di Henry James.

In Con te nella notte, ogni segno fluisce senza lasciare traccia. Ogni disegno, una volta finito, è cancellato per fare posto al prossimo. Ogni figura slitta nella successiva, in una lenta giostra d’immagini.

Così, tutti quei disegni, che avremmo voluto su carta, svaniscono per sempre in una crudele dissolvenza. Quel mistero, che avremmo voluto trattenere, ci scivola tra le dita. E, dopo tutto, forse è meglio cosi. D’altra parte, niente è più fragile della bellezza.

Ivan Quaroni 

 

Home  |  Storia   |  Eventi in corso  |  Artisti  |  Mostre online  |  Informazioni

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons License.