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1001 WORLDS

Casey Ruble, Daniele Girardi, Vanni Cuoghi
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1001 MondiDire mille notti è come dire infinite notti, molte notti, innumerevoli notti.
Dire mille e una notte è aggiungere uno all’infinito…
Le Mille e una notte non sono un’opera morta.
Sono un libro così vasto che non è necessario averlo letto, giacchè fan parte preliminarmente della nostra memoria e anche di questa notte.
Jorge Luis Borges1

Leggere Le mille e una notte è come entrare in un mondo fatto di molti mondi o in un conglomerato di mondi in relazione tra loro. Le storie popolari che compongono il libro ebbero origine in India, Persia ed Asia Minore. Furono concepite da generazioni di autori in gran parte anonimi e tramandate oralmente per secoli fino a quando degli scrittori arabi cominciarono a trascriverle nel XIV secolo. Tuttavia, la loro prima pubblicazione, all’inizio del XVIII secolo, non fu in arabo, ma in traduzione francese. Modificate e arricchite di nuove storie ogni qualvolta fossero rinarrate e tradotte, le novelle diedero forma ad una raccolta composita tenuta insieme dalla voce narrante della saggia ed erudita Sherazade. Vivendo nel regno di un sultano che, tradito dalla moglie, decise di sposare una nuova donna ogni notte, per poi ucciderla all’alba e non essere mai più tradito, Sherazade si propone di fermare la strage. Si offre in sposa al sultano e ogni notte gli racconta una storia che si interrompe all’alba, così che il re, incuriosito, rimanda l’esecuzione di Sherazade alla notte successiva, fino a quando, dopo mille e una notte, si innamora di lei.

Le opere presentate in 1001 Mondo condividono tre caratteristiche principali de Le mille e una notte pertinenti la struttura formale, la tipologia dei contenuti e il processo di creazione: il proliferare di storie dentro ad altre storie, l’intrecciarsi di elementi straordinari e magici con elementi ordinari e quotidiani, la trasformazione e ibridazione delle fonti originarie.

Tutti gli artisti di questa mostra hanno adottato strategie di appropriazione nelle loro opere. I dipinti a tempera su carta ritagliata della New Yorkese Casey Ruble prendono in prestito guerrieri Genpei dai paraventi Giapponesi, eroine dei fumetti e motivi grafici che spaziano dall’architettura islamica all’arte optical. Caratteri fiabeschi e supereroi popolano i dipinti del milanese Vanni Cuoghi, mentre minuscole belve selvagge in PVC, acquistate in negozi di giocattoli, appaiono nella scultura e nella video pittura del milanese Daniele Girardi. In tutti questi casi, gli artisti hanno metabolizzato e assimilato nel proprio linguaggio visivo ciò di cui si sono appropriati. Come il cantastorie e lo stregone manipolano parole e frasi per ottenere gli effetti desiderati, così Ruble, Cuoghi e Girardi manipolano forme e immagini. Come le storie dentro ad altre storie di Sherazade, queste opere raccontano storie che non hanno né inizio né fine e ci fanno muovere contemporaneamente in direzioni diverse.

Le tempere ipnotiche di Ruble raffigurano guerrieri a cavallo intenti a combattere tra elementi naturali ingigantiti: uno sciame di farfalle (Swarm), uno stormo di uccelli cardinali delle Americhe impigliati in un rovo (Bramble) e un albero maestoso che è un incrocio tra un pino e un bonsai giapponese (Needle). Sono dipinti caratterizzati da miriadi di colori e forme con dettagli da miniatura. L’artista spiega che ama “forzare l’unione di elementi tra loro diversi che insieme creano dissonanza e risoluzione”. Sfruttando abilmente teorie del colore quali l’effetto ottico del “contrasto simultaneo” (l’influenza reciproca di colori confinanti a livello percettivo) e giustapponendo motivi geometrici e biomorfici, elementi bidimensionali e forme scorciate che suggeriscono profondità, Ruble crea delle battaglie visuali entro le sue battaglie pittoriche. Mentre l’occhio è catapultato da un dettaglio all’altro, le tensioni che fermentano lungo i bordi delle forme cominciano a coagularsi e a bilanciarsi l’una con l’altra: una rete di corrispondenze comincia a configurarsi davanti ai nostri occhi. In modo simile a Le mille e una notte, il labirinto intricato delle battaglie di Ruble svela una geometria segreta. Come dice Ruble, “queste opere suggeriscono che ordine e caos sono elementi interdipendenti e in continua tensione nella lotta, sia che la lotta sia tra due soldati o tra due colori” – o anche, nella vita quotidiana, tra due individui o due sentimenti.

Leggere e fluttuanti come nuvole in cielo, le tempere di Ruble ricordano Henri Matisse e il suo uso della linea e di campiture di colore piatto per rappresentare uno spazio tridimensionale. Vengono in mente anche le giustapposizioni di motivi decorativi e figure naturalistiche nei dipinti di Gustav Klimt. Il dialogo tra astrazione e figurazione, appiattimento e profondità che ha luogo nell’opera di Ruble si relaziona a diverse strategie pittoriche orientali e occidentali, come lo spazio appiattito delle miniature persiane e dell’arte giapponese, lo spazio prospettico della tradizione rinascimentale e le disposizioni compositive dell’astrazione Hard Edge americana.

E’ stato notato che la caratteristica di maggior rilievo delle storie narrate ne Le mille e una notte è la felice tessitura di elementi straordinari e fantastici nella trama della quotidianità. Tale effetto è conseguito utilizzando dettagli precisi e concreti in conversazioni e descrizioni realistiche. Nelle arti visive è noto come pittori metafisici e surrealisti quali Giorgio de Chirico e René Magritte sfruttassero queste strategie, cui artisti contemporanei come Vanni Cuoghi si sono nuovamente interessati. Stagliate su sfondi bianchi, le scene di Cuoghi rappresentano personaggi in carne ed ossa circondati da oggetti comuni e impegnati in azioni ordinarie, ma le trame delle scene sono oniriche. L’artista ha reinventato protagonisti di fiabe e fumetti attraverso le sue fantasie personali. In Nembo-Kit, Superman e Wonder Woman abdicano al loro ruolo impegnativo di supereroi per schiacciare un pisolino dentro una confezione di giochi di plastica da assemblare. I dipinti di Cuoghi sono battute visive che generano l’effetto gradevole e liberatorio della risata e delle creazioni fantastiche.

A confronto dei mondi sospesi e fluttuanti di Ruble e Cuoghi, i mondi di Daniele Girardi sembrano magmatici e viscerali, simili a roccia fusa in un vulcano in procinto di eruttare. Qui i principi predominanti sono il cambiamento e la metamorfosi. I confini non sono mai fissi, ma si spostano e si trasformano ed ogni cosa è in uno stato di continuo mutamento, come in un flusso di coscienza. I protagonisti delle opere di Girardi sono animali della giungla – leoni, tigri e leopardi – che combattono in grovigli inestricabili (AGGIUNGERE titolo della scultura) e in loops senza fine (AGGIUNGERE titolo dell’animazione). Il cambiamento e la metamorfosi predominano nelle forme ed anche nei mezzi espressivi. Le forme sono fuse sia fisicamente (Girardi ha fuso tra loro giocattoli in PVC usando una pistola ad aria calda) sia pittoricamente (le trasformazioni dinamiche della pittura animata comportano l’uso della fotografia digitale, software per il ritocco, stampa a computer, pittura con materiali tradizionali e solventi chimici per dissolvere l’immagine). Nell’animazione appaiono a caso simboli mitologici, folklorici e religiosi privi di riferimenti a culture specifiche: le bestie feroci si incendiano, sputano fuoco, sprizzano scintille, sviluppano ali o un terzo occhio. Vengono in mente i bestiari medievali o la scena dell’incontro di Dante con il leopardo, il leone e la lupa ne L’Inferno. Le trasformazioni di esseri umani in animali e viceversa sono comuni ne Le mille e una notte. I combattimenti di Girardi non includono esseri umani, ma sono interpretabili come una metafora visiva della condizione umana espressa nella frase homo homini lupus (l’uomo è lupo all’altro uomo) o, come nelle battaglie di Ruble, dei conflitti emotivi ed intellettuali che accompagnano la nostra vita interiore.

Nei 1001 mondi di Ruble, Cuoghi e Girardi, il fantastico è fondato nel concreto e il sovrannaturale è radicato nel naturale. La loro arte è un moltiplicatore di mondi possibili, poiché “la verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni”, come scrisse Pier Paolo Pasolini in epigrafe al suo film del 1974, Il fiore delle Mille e una notte.

Anna Mecugni

 

1Jorge Luis Borges: “Le mille e una notte” in Sette Notti (Felitrinelli Editore Milano, 1983), 53, 64

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